HUIUS OBTENTU (INNO)

    L’inno Huius obtentu utilizza il metro trocaico-dattilico della strofa saffica. In presenza di questo metro molti inni presentano un ritmo stereotipato, ogni verso utilizza i seguenti valori (l’ultimo verso è composto dal solo primo emistichio. L = lunga, B = breve): LBBLL BBBBLL.

    L’esempio è derivato da uno dei cosiddetti ‘corali’ del Duomo di Cremona, il Salterio-Innario Cremona, Archivio Storico Diocesano, cod. XII [N]; l’inno si trova alle cc. 129-130. Eccone la trascrizione diplomatica fornita da Marina Toffetti [Marc’Antonio Ingegneri, Opera Omnia, Serie I, Volume VIII, a cura di Marina Toffetti, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2002, p. CVI]:

    huius
    L’inno Huius obtentu nel codice Cremona, Archivio Storico Diocesano, cod. XII [N], cc. 129-130
    L’inno Huius obtentu Deus era prescritto per i vespri di una santa né vergine né martire e questo spiega forse la sua minuscola struttura di due sole strofe, che si riduce ad una sola strofa se si pensa che la seconda ha la semplice funzione di dossologia, come accade in quasi tutti gli inni.

    Si confronti questa intonazione con la versione dello stesso inno presente nella raccolta di G. Matteo Asola, Canto fermo sopra Messe, Inni et altre cose ecclesiastiche, Venezia, 1592, anch’essa scaricabile dal sito. È evidente che le due versioni possiedono una certa parentela melodica, esaltata in qualche modo dall’identica struttura ritmica. L’accostamento vuole anche mostrare come possano divergere, sotto il peso di una tradizione prevalentemente orale, due inni che risalgono presumibilmente ad un archetipo comune. La tradizione innodica (e non solo) è ricca di casi simili, che attendono ancora studi specifici, soprattutto riguardanti i testimoni recenziori.