CAELI DEUS

    Gli inni liturgici possiedono testi metrici e strofici, in alcuni casi basati sulla metrica quantitativa classica (successione di sillabe lunghe e brevi). Molti studiosi sono d’accordo sulla possibilità che già gli inni ambrosiani fossero cantati come alternanza di note brevi e note lunghe, in perfetta sintonia con il ritmo giambico dei versi. In ogni caso dal Trecento in poi possediamo numerosi manoscritti (e poi edizioni) che attestano, attraverso un tipo di notazione esplicitamente proporzionale, l’esecuzione di alcuni inni basata sull’alternanza di valori brevi e lunghi.

    È il caso dell’inno Caeli Deus sanctissime dal manoscritto trecentesco Oristano, Archivio della Cattedrale, ms. P. XIII.

    Su un centinaio di inni presenti nel codice arborense solo cinque mostrano elementi ritmici, ma in ogni caso non sono rari, anche in manoscritti e in edizioni dei secoli successivi, fenomeni di questo genere negli innari.

    Caeli Deus mostra una linea melodica semplicissima, che non supera mai l’estensione della quinta re-la e un pattern ritmico ripetitivo basato sull’alternanza continua di breve e lunga (ritmo giambico).