AETERNE RERUM CONDITOR (inno)

    La seconda grande categoria di canti citata dai teorici come appartenente al genere del canto fratto è quella degli inni. Uno dei più antichi esempi di inno con notazione proporzionale è l’Aeterne rerum conditor del manoscritto trecentesco Oristano, Archivio della Cattedrale, ms. P. XIII (c. 25r). Tutta la melodia si muove con un chiaro ritmo giambico.

    Il testo di quest’inno è un grande capolavoro poetico che si deve a Sant’Ambrogio (340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa. Le strofe del testo che compaiono nell’esecuzione sono riportate qui di seguito, con traduzione italiana a fronte.

    Aeterne rerum conditor,
    noctem diemque qui regis
    et temporum das tempora,
    ut alleves fastidium,
    Artefice eterno dell’universo,
    tu che governi la notte e il giorno,
    e alterni i tempi coi tempi
    per toglierne la noia,
    praeco diei iam sonat,
    noctis profundae pervigil,
    nocturna lux viantibus,
    a nocte noctem segregans.
    già canta l’araldo del giorno,
    sentinella della notte profonda,
    lume notturno per i viandanti,
    dividendo una parte della notte dall'altra.
    Hoc excitatus lucifer
    solvit polum caligine,
    hoc omnis erronum chorus
    vias nocendi deserit.
    Al suo canto, svegliandosi, lucifero
    libera il cielo dalla tenebra,
    e le congreghe degli spiriti mali
    lasciano le vie del peccato.
    Hoc nauta vires colligit
    pontique mitescunt freta,
    hoc ipse petra ecclesiae
    canente culpam diluit.
    Al suo canto il nocchiero riprende le forze
    e le onde del mare si placano;
    anche la ‘pietra’ della Chiesa
    lava col pianto la sua colpa.
    Sit, Christe, rex piissime,
    Tibi Patrique gloria
    Cum Spiritu Paraclito,
    In sempiterna saecula.
    A te, Cristo, re piissimo,
    e al Padre sia gloria,
    in unità con lo Spirito paraclito,
    per i secoli dei secoli.